Il 31 maggio 2026 si chiude la finestra aperta dal GSE per la rimodulazione volontaria degli incentivi del Conto Energia. È l'occasione per ricostruire cosa prevedeva la norma, cosa ne ha fatto il GSE e cosa resta sul tavolo per i mesi a venire.
La norma
La misura è introdotta dall'articolo 2 del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, il cosiddetto "DL Bollette". Il comma 1 consente ai Soggetti Responsabili di alcune categorie di impianti fotovoltaici di accettare una riduzione temporanea della tariffa premio in cambio di un allungamento della convenzione; il comma 4 prefigura un successivo, separato meccanismo di uscita anticipata dagli incentivi.
La finalità dichiarata è il contenimento della componente ASOS in bolletta e una maggiore sostenibilità di medio periodo del sostegno alle rinnovabili. L'intervento nasce a seguito della discussione sulla riduzione degli oneri di sistema, come parte della strategia di contenimento dei costi dell'energia elettrica.
L'attuazione del GSE
Le istruzioni operative sono state pubblicate il 14 maggio e dal 18 maggio è online il portale "Estendi Convenzione CE" nell'Area Clienti. La platea è circoscritta: impianti con potenza incentivata superiore a 20 kW, beneficiari di premi fissi non collegati ai prezzi di mercato, dal I al IV Conto Energia, con convenzioni in scadenza a decorrere dal 1° gennaio 2029.
I pochi giorni trascorsi tra la pubblicazione delle regole operative e la chiusura della finestra disponibile per esercitare l'opzione non fanno prevedere un numero molto ampio di richieste, ma sarà necessario esaminare il consuntivo per poter dare una valutazione finale del successo della misura.
Le opzioni sono due, alternative tra loro, riferite al periodo compreso tra il 1° luglio 2026 e il 31 dicembre 2027:
Due dettagli pesano sul calcolo: nel periodo di estensione la tariffa non è quella piena, ma una media ponderata delle tariffe spettanti prima della decurtazione; e il periodo aggiuntivo decorre solo al termine naturale della convenzione, dal 2029 in poi. Vanno quindi valutate con attenzione le opzioni dello spalma-incentivi. Per gli impianti multi-sezione la scelta è esercitabile per singola convenzione e, una volta inviata, la richiesta è definitiva: non può essere modificata né annullata.
Va segnalato, per inquadrare correttamente la convenienza, che lo scambio non è vantaggioso in sé: il taglio incide per circa diciotto mesi, mentre l'estensione restituisce tre o sei mesi di coda a tariffa già ridotta. A parità di esercizio dell'impianto, l'operazione tende a un esito neutro o lievemente negativo in valore attuale.
Va inoltre ricordato che il recupero dei mesi di fermo da revamping, uno dei motivi che potrebbe spingere a rivedere la durata, è già disciplinato altrove: le procedure GSE sulla manutenzione e ammodernamento prevedono una proroga del periodo incentivante in caso di fermo totale dovuto a interventi di revamping rilevanti, oltre i 30 giorni consecutivi e per interventi che coinvolgano almeno il 50% della potenza nominale. La rimodulazione, dunque, non è lo strumento per quella esigenza specifica.
La chiusura
Il 31 maggio 2026 è un termine perentorio: oltre quella data l'opzione non sarà più esercitabile alle condizioni previste.
Cosa resta sul tavolo
L'elemento che proietta la misura oltre la scadenza è il legame con il comma 4 del DL Bollette. L'adesione alla rimodulazione attribuisce un diritto di precedenza per l'eventuale accesso al futuro meccanismo di phase out, ovvero un'uscita anticipata dalla convenzione con liquidazione una tantum degli incentivi residui.
Le relative istruzioni operative non sono ancora state pubblicate e l'adesione è prevista entro settembre 2026. Chi ha aderito entro il 31 maggio acquisisce quindi una posizione di precedenza su un percorso i cui termini economici restano, ad oggi, da definire: è il dato che meriterà attenzione nei prossimi mesi, quando il quadro sarà completo.
Per il Soggetto Responsabile di un impianto in avvicinamento alla scadenza, la decisione rilevante non è più la singola finestra in chiusura, ma la lettura d'insieme che si comporrà quando il phase out avrà regole certe: tenere e proseguire a mercato, fare revamping o repowering, oppure uscire monetizzando la coda degli incentivi. Sono scenari che si valutano sui numeri del singolo asset — durata residua, stato tecnico, produzione attesa, profilo del detentore — e che conviene impostare prima che le decisioni diventino urgenti.