Dal 1° giugno 2026 è aperta la seconda delle due finestre annuali entro cui i Soggetti Responsabili di impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia possono comunicare al GSE l'adesione a un sistema collettivo per la gestione dei moduli a fine vita. La finestra resta attiva fino al 31 luglio e la comunicazione avviene esclusivamente tramite l'applicativo SIAD, in Area Clienti del GSE.
Non si tratta di un nuovo provvedimento. Le due finestre annuali, fissate per le date 1° febbraio–31 marzo e 1° giugno–31 luglio, sono fissate a regime dall'articolo 24-bis del D.Lgs. 49/2014 e dalle Istruzioni Operative del GSE, e si ripeteranno con la stessa cadenza anche nel 2027. Chi non comunica entro fine luglio avrà quindi nuove finestre l'anno prossimo.
Chi è interessato e le due opzioni
L'adempimento riguarda i Soggetti Responsabili degli impianti incentivati con uno dei cinque Conti Energia — dal primo (2005-2006) al quinto (2012) — a prescindere dalla potenza. Attiene ai soli moduli incentivati: non agli inverter o agli altri componenti dell'impianto, che seguono le regole ordinarie sui RAEE professionali a carico del produttore.
Per questi impianti la normativa prevede due modalità alternative di garanzia finanziaria, a copertura dei costi di ritiro, trasporto, trattamento, recupero e smaltimento dei moduli a fine vita.
Nel primo caso il GSE trattiene una quota di 20 €/modulo sugli incentivi: per gli impianti professionali (≥ 10 kW) in dieci rate annuali dall'undicesimo al ventesimo anno di incentivazione, per quelli domestici (< 10 kW) in un'unica soluzione al quindicesimo anno. È un deposito, non un costo: le somme sono restituite al termine della vita utile dell'impianto, a condizione che i moduli siano stati correttamente smaltiti e la documentazione trasmessa.
Nel secondo, l'adesione a un sistema collettivo comporta il versamento nel trust del consorzio di una garanzia di 10 €/modulo — la metà — rateizzabile fino a cinque anni. Comunicata l'adesione in una delle finestre, il GSE interrompe la trattenuta e restituisce quanto già prelevato: entro 180 giorni dalla chiusura della finestra per gli impianti professionali, nel corso dell'anno successivo per quelli domestici.
Perché non è un confronto tra due cifre
La lettura più diffusa riduce la scelta a un risparmio nominale: 20 contro 10 euro a modulo. Per chi gestisce un portafoglio, l'impostazione corretta è un'altra. Non si confrontano due costi, ma due garanzie con profili diversi.
Nel percorso GSE i 20 €/modulo sono trattenuti dagli incentivi e restituiti a fine vita; il costo effettivo dello smaltimento resta a carico del Soggetto Responsabile, che lo sostiene a parte. La trattenuta professionale, inoltre, non è lineare ma anticipata: su un impianto da cento moduli incide per circa 3,6 €/modulo nel primo anno e decresce fino a 0,4 €/modulo nel decimo. Nel percorso consorzio i 10 €/modulo finanziano direttamente lo smaltimento tramite il trust, con un esborso concentrabile su un massimo di cinque anni.
Le variabili che contano per un investitore sono quindi il capitale immobilizzato e il suo costo, il profilo temporale dell'esborso, chi esegue e chi paga lo smaltimento, e il rischio di controparte sulla garanzia. Il trust è per legge esterno al consorzio, non pignorabile e vincolato alla sola gestione dei RAEE; ma solidità, governance e struttura delle commissioni variano da un sistema collettivo all'altro.
Dove i sistemi collettivi competono
Il valore della garanzia non è una leva commerciale: i 10 €/modulo sono fissati dalla normativa e sono uniformi per tutti i sistemi collettivi riconosciuti. Anche le spese di funzionamento del trust hanno un tetto di legge, pari al 20% dell'importo garantito. È sotto quel tetto, e sul resto del servizio — logistica di ritiro, impianti di trattamento convenzionati, reportistica, affidabilità nel tempo — che i consorzi si differenziano.
L'adesione, peraltro, è libera, e la normativa tutela espressamente sia l'ingresso sia l'uscita da un consorzio verso un altro. Per il Soggetto Responsabile la scelta del sistema collettivo è dunque una valutazione di controparte e di servizio, non un confronto di prezzo.
Una scadenza ricorrente, una valutazione da anticipare
Per un proprietario con impianti in Conto Energia in avvicinamento all'undicesimo anno — la soglia da cui parte la trattenuta professionale — la finestra aperta è l'occasione per regolarizzare la posizione. La cadenza ricorrente toglie l'urgenza della scadenza, ma non quella dell'analisi: la decisione tra i due regimi incide sul flusso di cassa incentivante residuo, sul capitale circolante e sulla valutazione dell'asset.
Lo stesso vale negli interventi di revamping: la restituzione delle quote già trattenute è subordinata alla corretta documentazione dello smaltimento dei moduli sostituiti e, nel revamping rilevante — oltre la metà dei moduli — la garanzia si rimodula sulla metà dei moduli originari. In sede di compravendita, la quota a garanzia è quindi una posta da modellare in due diligence, non una voce marginale, per i portafogli prossimi al secondo decennio di esercizio.
Sullo sfondo, il D.Lgs. 2/2026 ha consolidato la responsabilità del produttore per i moduli immessi sul mercato dal 13 agosto 2012 e aggiornato lo standard di marcatura, senza modificare la scelta tra i due regimi di garanzia per il parco incentivato.
La finestra in corso non è un semplice adempimento da chiudere iscrivendosi al primo consorzio disponibile. È il momento per impostare una decisione che pesa per l'intero secondo decennio dell'impianto: quale regime di garanzia minimizza l'impatto sul flusso di cassa incentivante, quale controparte offre la solidità e il servizio adeguati, come trattare la quota a garanzia in un'eventuale operazione di compravendita. Sono valutazioni che conviene fare ora, sui numeri del singolo asset, prima che la scadenza diventi un vincolo.